domenica 27 dicembre 2015

Debian Stretch/Sid: problemi installazione con scheda Ati non recentissima

Chi sta tentando di installare Debian Stretch/Sid con una scheda Ati non proprio recente (e  quindi non più supportata da Amd, per cui non è possibile installare i driver proprietari) non deve disperare: i driver open Radeon funzionano benissimo con i nuovi kernel, a patto di installare il firmware-linux-nonfree. Proprio qui però sorge un problema: al primo riavvio il sistema potrebbe andare in loop al login e non accedere al desktop neppure in modalità vesa. A quel punto occorre riavviare in modalità recovery e installare il firmware dopo aver modificato il file /etc/apt/sources.list aggiungendo i repository contrib e non-free. Tutto semplice direte voi: neanche per idea! Debian ha deciso di adottare una diversa nomenclatura per le interfacce di rete e le solite eth0 e wlan0 (rispettivamente per la connessione via cavo e wifi) non appaiono più: ciò si nota già durante la installazione tramite netistall (consigliata) e i nuovi nomi sarà bene segnarseli a parte perché possono variare caso per caso...
Nel mio l'interfaccia di rete è ora enp2s0 (e non eth0 appunto) e dato che ancora non abbiamo accesso al desktop e network manager non controlla la connessione, dobbiamo impostare manualmente la rete altrimenti non abbiamo accesso a internet e siamo bloccati!
Procediamo così: apriamo da root in lettura e scrittura (per es. con nano) il file /etc/network/interfaces e aggiungiamo le seguenti righe

auto enp2s0
allow-hotplug enp2s0
iface enp2s0 inet dhcp

riavviamo con init 6 e a questo punto sempre in modalità recovery avremo anche il collegamento a internet. Modifichiamo il file /etc/apt/sources.list come sopra descritto e installiamo il firmware nonfree insieme a questi altri pacchetti necessari

Commandline: apt install firmware-linux-nonfree
Install: intel-microcode:amd64 (3.20151106.1, automatic), iucode-tool:amd64 (1.5-1, automatic), firmware-linux-nonfree:amd64 (20151207-1), firmware-misc-nonfree:amd64 (20151207-1, automatic), firmware-amd-graphics:amd64 (20151207-1, automatic), amd64-microcode:amd64 (2.20141028.1, automatic)

A questo punto se tutto è andato come previsto si riavvia e si potrà accedere al desktop e, se vogliamo, lasciare a network manager il compito di gestire le connessioni (commentando con # le righe immesse in /etc/network/interfaces).
Procedura dunque non proprio semplice per un novizio! Crediamo però che da qui al rilascio della nuova stabile questo "problema" sarà sicuramente risolto e che si potrà accedere all'interfaccia grafica almeno in modalità vesa per poi aggiustare il driver in un secondo momento...

PS Questi problemi sorgono comunque per lo scarso supporto da parte di Ati/Amd su Linux: le schede Nvidia o Intel sono quindi da preferire a prescindere da altri fattori proprio per l'ottimo comportamento dei driver open che si installano automaticamente senza bisogno di un firmware!

My two cents.

domenica 19 luglio 2015

Jimi Hendrix: a short life, a permament footprint in the story of music (i concerti live che non possono mancare nella nostra collezione)

Nella breve parabola della sua vita, Hendrix ha lasciato alcune delle testimonianze più impressionanti della storia della musica rock (e non solo: il termine rock è riduttivo nel suo caso e in ogni caso fuorviante), sia con i (pochi) album in studio, sia soprattutto con alcune esibizioni live che hanno fatto epoca e che tuttora fanno impallidire certi "buontemponi" che si esibiscono oggi che non sanno distinguere un la minore da un sol settima e pensano basti una barba, qualche tatuaggio e un video su YouTube per entrare nella storia della musica...
Vedere Hendrix esibirsi dal vivo è stata una gioia per pochi: anche quando la platea era numerosa la maggior parte del pubblico era completamente "partita" e talvolta Jimi stesso era la persona più lucida sul palco e fuori: troupe, assistenti, spettatori erano in trip permanente e spesso nessuno si accorgeva di quello che stava accadendo in scena. Ma si sa, i tempi erano quelli, lsd e anfetamine circolavano a fiumi, per non parlare di erba e chissà cos'altro: del resto Hendrix stesso suo malgrado era un'icona di quel mondo, e la sua morte chiude un cerchio in cui era passato già Brian Jones, Brian Epstein e poi Janis Joplin, Jim Morrison e mi fermo qui.
Ma torniamo alla musica: quali sono dunque i concerti da avere assolutamente (in audio ma soprattutto in video)?
Direi senz'altro questi: Monterey 1967, Woodstock 1969, Berkeley 1970, , Isle of Wight 1970. Ne rimangono fuori parecchi (penso soprattutto a Fillmore East 1969-1970, Atlanta Pop Festival, Los Angeles Forum, Mahui 1970 e altri) ma per una collezione di base ci siamo.

Monterey Pop Festival: Jimi si esibisce il 18 Giugno 1967 nel suo primo concerto americano con la Experience. La qualità è subito molto elevata con una partenza a razzo con Killing floor, il concerto prosegue con i nuovi pezzi alternati a cover di Bob Dylan, in una atmosfera abbastanza rilassata fino al finale assolutamente inaspettato, con una Wild Thind fiammeggiante: Stratocaster in pezzi dopo essere stata data alle fiamme...Hendrix non è ancora al suo meglio ma il messaggio lanciato è abbastanza chiaro: dopo l'Inghilterra anche gli Stati Uniti sono conquistati, è bastata solo una notte!

Woodstock 1969: sembrano passati milioni di anni da Monterey ma sono solo due o poco più...Il 1968 è trascorso tra un tournee e l'altra un po' in tutto il mondo (anche in Italia), Jimi ha completato altri due lp di cui uno (Electric Ladyland) doppio ed è diventato un'icona della musica giovane. Ma l'Experience incomincia a stare stretta e soprattutto con il bassista Noel Redding i rapporti sono in continuo peggioramento: fatto sta che nel Giugno 1969 Jimi scioglie il gruppo nel momento di maggior successo (a Denver la folla raggiunge proporzioni impensabili per gli anni sessanta e in ogni caso è un record per un concerto di un solo musicista). Si ritira in campagna vicino a Woostock (guarda che coincidenza!), chiama degli amici e prepara nuovo materiale con cui proporsi. Il gruppo si allarga e include parecchi musicisti di colore, a cui si aggiungerà il batterista della Experience, Mitch Mitchell, insostituibile. Intanto si sparge la voce che un grande conceto rock si terrà nei paraggi (a Bethel per la precisione) di lì a poco e Hendrix capisce che sarà l'occasione giusta per il cambiamento di musica e immagine a cui sta da tempo pensando.
Il resto è storia: Jimi a Woodstock suona la mattina del 18 Agosto, un Lunedì, ed entra nell'immaginario collettivo musicale di tutti tempi: gli ultimi 20 minuti offrono una performance di chitarra elettrica sola ineguagliata e ineguagliabile, culminante in un pezzo di chiusura dell'intero festival struggente e indimenticabile.

Berkeley 1970: Hendrix si esibì al Berkeley Community Center il 30 Maggio 1970, con un concerto pomeridiano e uno serale, ovviamente entrambi sold-out. Esce dalla limousine vestito esattamente come si esibirà sul palco...Dopo un sound-check veloce è subito chiaro che la sala del teatro ha un'acustica eccellente, rispetto ai mega raduni all'aperto dal sound terribile. L'impianto voci-strumenti poi risponde alla perfezione, in più Jimi è in una forma grandiosa: insomma tutti gli ingredienti per uno spettacolo memorabile.
E così fu: mai prima d'ora (e purtoppo neanche dopo...) Hendrix ha raggiunto questi livelli, neanche a Woodstock, a parte l'ultima mezzora. I due concerti rimangono parzialmente ripresi da una troupe in pieno trip ma testimoniano comunque un evento irripetibile, che consacra Jimi tra le stelle del chitarrismo elettrico e non solo: Johnny B.Goode, The Star Spangled Banner, Hear my train a coming (memorabile), Hey Baby, Machine Gun e Voodoo Chile come pezzo finale sono solo gli esempi di una data da ricordare: chi c'era sicuramente la ricorda come un evento straordinario.

Isola di Wight 1970: Hendrix si esibì nella notte del 30 Agosto 1970 (*), due settimane prima della morte. Non è certo uno dei concerti migliori, anzi per certi versi è un mezzo fiasco. Jimi non è assolutamente in forma, il posto e l'impianto sono un disastro, ne succedono di tutti i colori, insomma anche Voodoo Chile e Foxy Lady, due cavalli di battaglia, presentano mille difficoltà di esecuzione, i pezzi nuovi come Freedom, Dolly Dagger e In front the storm non convincono del tutto nell'esecuzione live (mentre invece funzionano benissimo in disco, con tutte le sovraincisioni di chitarra e gli arrangiamenti del caso). Ma è l'ultima apparizione di Hendrix in un grande raduno ed è anche la fine di un'epoca, gli anni sessanta, con tutto quello che hanno rappresentato nella musica rock e non solo. Cosa salvare da questa esibizione? Una magnifica, lunghissima, travagliata, drammatica versione di Red House, pezzo blues originale hendrixiano, che è sicuramente il suo testamento musicale. E certamente una non meno drammatica versione di Machine Gun, pezzo forte dell'ultima fase della parabola hendrixiana...

(*) Alle 2 di notte e quindi era il 31 Agosto...la precisione prima di tutto...

My two cents.

domenica 21 giugno 2015

Problemi risolti con Brasero?

Tutti conoscono i problemi che affliggono la masterizzazione sotto Gnome. A parte il discorso di cdrecord e i relativi fork in tutte le maggiori distribuzioni linux (wodim e genisoimage fork di mkisofs), il programma di default installato, cioè Brasero appunto, ha sofferto in questi anni di innumerevoli problemi di cui il web è disseminato: basta fare fare una piccola ricerca per accertarsene. Questo è dovuto al fatto che il motore sotto il cofano (libburnia), molto utile nel preparare e gestire le iso (tramite Xorriso) di Debian e Ubuntu (un lavoro immane, questo è certo...), risulta problematico nell'uso comune di chi deve masterizzare (dischi dati, cd musicali, iso dvd etc). A questo punto...la sorpresa! Con l'arrivo di Debian Jessie il pacchetto Brasero installato di default in Gnome (https://packages.debian.org/jessie/brasero) si porta in automatico dietro il pacchetto brasero-cdrkit (https://packages.debian.org/jessie/brasero-cdrkit) nonché il pacchetto dvdauthor (https://packages.debian.org/jessie/dvdauthor), e tutto questo risolve magicamente ogni tipo di problema, a patto di dire al programma di non usare le libburnia e di preferire wodim (per i cd) e growisofs (per i dvd e blu-ray). Come fare?
Aprire il programma dconf-editor, andare in ---> org ---> gnome ---> brasero e apportare alcune modifiche in ---> plugins: libburn e libisofs. Basta portare la priority da 0 a -1 e il gioco è fatto! (di fatto io ripeto il discorso anche per i plugin file-checksum, image-checksum e file-downloader... mentre è utile in ---> config spuntare l'opzione dao-flag, che indica se usare il flag "-use-force-luke=dao" con growisofs). Tutto questo dopo aver aperto almeno una volta Brasero, altrimenti le opzioni non sono attive in dconf-editor!
Il programma funziona perfettamente e usa automaticamente wodim per i cd e growisofs per i dvd (cosa che K3b ha risolto solo con la versione 2.0.3 http://www.k3b.org/, senza nulla togliere al miglior tool di masterizzazione open-source...), testato anche con dvd-video (ma non con i blu-ray!).
Insomma una bella notizia per chi masterizza sotto Debian e Ubuntu (a proposito, in Ubuntu dconf-editor non è installato di default) e vuole usare Gnome senza essere costretto a installare K3b e quindi mezzo Kde...
Anche prima la soluzione esisteva e bastava installare a parte brasero-cdrkit e dvd-author, a saperlo! Ora viene fatto tutto in automatico e l'utente linux ci guadagna...
My two cents.